ALTRA DIMENSIONE...

IL FANTASMA DEL
CAVALIERE SPAGNOLO
di Francesco
Lamendola
per Edicolaweb
Fonte:http://www.edicolaweb.net/
Una delle pagine più affascinanti del romanzo
della scrittrice statunitense Majorie Kinnan Rawlings "Il cucciolo"
(e una delle sequenze più affascinanti del bellissimo film omonimo (1),
è quella relativa al fantasma del cavaliere spagnolo.

Nel film se ne parla in un'unica scena ed è Icaro, il ragazzino
zoppo e malato, ma intelligentissimo e animato da una fervida
fantasia, a narrarne la storia a Jody, il protagonista, figlio di
due poveri agricoltori della Florida che vivono, ai primi del
Novecento, in condizioni di isolamento quasi inverosimile ma, in
compenso, a contatto con una natura straordinariamente varia e
rigogliosa.
Nel romanzo (2), invece, se
ne parla in diversi punti della vicenda. Riportiamo qui di seguito i
tre principali:

«La strada polverosa si svolgeva come un nastro al sole. All'altezza
della cisterna si biforcava: un ramo volgeva a settentrione e
l'altro portava all'Isola Forrester. Al bivio i tronchi dei pini
secolari mostravano antiche ferite di scure, fatte allo scopo di
indicare la direzione.
- Li hai fatti tu quei segni sui tronchi, o i Forrester? - domandò
Jody.
- Oh, son lì da quando né i Baxter né i Forrester esistevano al
mondo. Possono averli fatti gli spagnoli. Non t'hanno insegnato a
scuola che la strada l'han fatta loro? È la prima strada che hanno
tracciato attraverso la Florida; quel ramo là va a Tampa. Questo si
chiama la via dell'Orso Nero.
Jody spalancò gli occhi.
- Cacciavan l'orso nero anche gli Spagnoli?
- È probabile. Per forza. Avevano per nemici gli indiani, gli orsi e
le pantere. Su per giù come noi, solo che noi non abbiamo più gli
indiani.
Jody si guardò attorno. La pineta si popolò subitamente, nella sua
fantasia.
- Ce n'è ancora in giro, di spagnoli?
- Ma no. Non vive più chi ha sentito suo nonno dire di aver visto
gli spagnoli. Eran venuti dall'altra parte dell'oceano. Sono venuti
per trafficare, ma si sono aperti la strada a suon di botte
sacrosante, e nessuno sa dove siano andati a finire. (...)

Dopo cena i due vecchietti discorsero di cavalli. In tutta la
regione attorno e più a ponente, i ranchers ne lamentavano la
penuria. Orsi lupi e pantere avevano falcidiato i puledri
dell'annata. I soliti cavallari del Kentucky quest'anno non erano
comparsi. I Forrester riconoscevano unanimi che era un buon affare
mettersi in giro e comprar cavalli bradi. Jody e Icaro, trovando
noiosi i discorsi, si rincantucciarono a chiacchierare sottovoce per
conto loro.
- Io so una cosa che scommetto che non sai. - disse Jody.
- Cos'è?
- Gli Spagnoli una volta lavoravano la terra proprio accanto a casa
nostra.
- Lo sapevo benissimo.
Si fece più accosto e in un misterioso bisbiglio aggiunse:
- Li ho visti.
Jody spalancò gli occhi:
- Hai visto chi?
- Gli Spagnoli. Sono dei giganti, neri come il peccato. Portan
l'elmo e van sempre a cavallo. Anche i cavalli son tutti neri.
- Non è vero che li hai visti. Non ce n'è più. Sono scomparsi come
gli indiani.
Icaro strizzò l'occhio da furbo.
- Già! Si dice così, ma son storie. Senti, la prima volta che passi
sullo stradone, va' a guardare nella grossa magnolia all'altezza
della vostra cisterna. Sai quale voglio dire? Be', va' a guardar
dentro il fogliame. Lì c'è sempre una sentinella spagnola a cavallo.
A Jody si rizzarono i capelli sulla nuca. Impossibile. Era una delle
frottole di Icaro. Ecco perché passava per strambo. Ma Jody
segretamente avrebbe voluto che non fossero frottole. A ogni modo
non c'era nessun male a guardare nella magnolia la prima volta che
passava di lì.
Gli orchi [soprannome dei Forrester] svuotarono le pipe sulla pietra
del focolare o sputarono via le cicche nel fuoco. Avviandosi verso
le proprie camere si slacciavano bretelle e brache. Avevano ciascuno
un letto per sé, troppo grossi per dormire appaiati. Icaro si portò
Jody nel proprio letto, nel sottoscala.
- Il cuscino tientelo tu - gli disse.
Jody pensò che al ritorno la mamma avrebbe voluto sapere se s'era
lavato i piedi prima di coricarsi. Qui dai Forrester non ci si
badava, ognuno andava a letto senza lavarsi. Icaro incominciò una
storia sulla fine del mondo. Il creato era deserto e buio, con solo
le nuvole su cui cavalcare. Al principio Jody era interessato, poi
la storia divenne confusa, assurda. Jody s'addormentò e sognò di
spagnoli, che cavalcavano nubi più nere del peccato. (...)

Il primo gelo sopravvenne alla fine di novembre. Sul gran noce
nell'angolo nord del campo le foglie ingiallirono come burro, mentre
sull'albero della gomma erano gialle e rosse e nel boschetto delle
querce sterili fiammeggiavano rosse come fuochi di cacciatori della
foresta. La vite era tutta d'oro e il "sumac" rosso cupo come la
brace. La fioritura ottobrina del mirto s'era convertita in una
bambagia impalpabile. Il giorno si alzava frizzante, poltriva
intiepidendo placido e rinfrescava daccapo prima che fosse buio. I
Baxter passavano la sera davanti al fuoco del camino in sala.
- Pare impossibile - ripeteva la mamma - ecco già di nuovo
l'inverno.
Jody si sdraiava in terra sulla pancia, sostenuto sui gomiti, il
mento tra le palme, gli occhi fissi nel fuoco. Vi rivedeva sovente
lo spagnolo di Icaro. Strabuzzando gli occhi in attesa che le fiamme
si elevassero alla dovuta altezza, riusciva benissimo a vedere,
senza un grave sforzo d'immaginazione, un cavaliere con il manto
rosso e l'elmo sfavillante. La visione non durava mai a lungo,
perché il legno consumandosi si muoveva e lo spagnolo dileguava.
- Gli spagnoli portavano la mantella rossa?
Il babbo:
- Non so. Sono un maestro da strapazzo, mio povero figliolo.
La mamma, stupita:
- Chi gli ficca in testa di queste idee?» (3)

Eppure...
Se non fossero tutte storie, come la mamma di Jody mostrava di
credere? Se il racconto di Icaro avesse avuto un suo fondamento, e
non solo perché è bello, per dei bambini, credere a cose del genere,
come Jody in cuor suo aveva pensato? Sì: se davvero i cavalieri
spagnoli, o meglio i loro fantasmi, grandi, neri, con le mantelle
rosse, avanzassero a cavallo attraverso i sentieri del bosco, nella
luce argentea della luna?
In un precedente articolo, "I bambini vedono
cose che noi non vediamo", abbiamo avanzato l'ipotesi che un
certo numero di bambini in età pre-scolare possiedano naturalmente
la facoltà di percepire eventi e situazioni che sfuggono
completamente ai sensi ordinari degli adulti. Un po' come accade per
gli animali (si pensi all'udito del cane) e per la loro misteriosa
facoltà di presentire fenomeni quali terremoti o maremoti; cosa che
è stata tragicamente confermata dallo "tsunami" che ha spazzato le
coste dell'Oceano Indiano.
Ebbene: oltre ai bambini, è verosimile che esista un'altra categoria
di persone in grado di vedere e sentire cose che restano invisibili
e non udibili agli individui comuni: quella dei sensitivi,
naturalmente dotati di una sorta di "seconda vista", aperta
sull'"altra dimensione" del "continuum" spazio-temporale. Tali
persone sono in grado di percepire non solo eventi a grandi distanze
nello spazio, ma anche nel tempo: cioè eventi verificatisi nel
passato o che si verificheranno nel futuro. Infatti, secondo la
concezione unitaria delle quattro dimensioni, il passato non è
scivolato via chissà dove nell'ombra e il presente non è qualcosa
che debba ancora arrivare: passato e presente, al contrario,
coesistono, sono già qui e ora, "solo che i sensi ordinari non
arrivano ad afferrarli".
Nel caso del cavaliere spagnolo, e anche di alcuni altri che ora
riporteremo, ci si può domandare "dove", esattamente, persista la
sua presenza, affinché taluni abitanti del "presente" siano in grado
di coglierla con lo stesso grado di evidenza di qualsiasi altra.
Sono state formulate varie ipotesi al riguardo; una delle più
accettabili si riferisce al "deposito" dell'Akasa, di cui abbiamo
parlato nell'articolo "Da
dove vengono le materializzazioni del pensiero?",
ed è stata formulata migliaia di anni fa dai saggi dell'India e
ripresa, nei tempi moderno, soprattutto dai teosofi.
Uno studioso italiano del Novecento (pochissimo conosciuto al grande
pubblico), un sacerdote veneziano, padre Ernetti, avrebbe
addirittura realizzato - alcuni decenni or sono - un "cronovisore",
ossia uno strumento capace di "leggere" la memoria del passato
rimasta impressa in tale "deposito" psichico universale. Si dice
perfino che egli fu in grado di visualizzare la passione di Cristo e
che informò le gerarchie della Chiesa cattolica della sua
straordinaria scoperta; ma siamo, appunto, nel campo dei "si dice",
benché esistano forti indizi del fatto che padre Ernetti non era né
un visionario, né uno squilibrato, e che le sue ricerche rivestivano
carattere di assoluta serietà.
Sia come sia, noi possediamo una imponente bibliografia relativa ad
episodi di "visioni del passato", spesso testimoniati da persone di
sicura buona fede e, in taluni casi, da studiosi di un certo
prestigio, come l'inglese Stephen Jenkins, definito da Colin Winson
(uno dei massimi esperti dell'oculto) "serio e appassionato". (4)
Jenkins, in particolare, era convinto che gli eventi del
soprannaturale in genere, e le visioni del passato in particolare,
si verificano là dove s'incontrano due o più "ley lines", dei
sentieri o linee di forza magnetica che collegherebbero, in una
fitta rete che in parte è stata riconosciuta, dei "centri
energetici" corrispondenti, non a caso, ad antichissimi siti
preistorici, quali "dolmen" o "menhir", e sui quali ultimi sarebbero
poi stati edificati gli edifici del culto cristiano.
Secondo questa teoria, le visioni del passato non hanno luogo in
punti dello spazio casuali, ma in località ben precise,
caratterizzate da un'alta densità di vibrazioni elettromagnetiche.
Per inciso, si tratta di una teoria che non si discosta moltissimo -
nell'impianto fondamentale - da quella di un altri studioso di
lingua inglese, Ivan Sanderson, particolarmente noto come ufologo,
il quale avrebbe individuato dodici particolari località della
superficie terrestre caratterizzate dalla frequenza di eventi
inspiegabili, tra i quali la scomparsa di persone, navi ed aerei;
anche se Sanderson le mette in relazione con l'intervento diretto di
creature intelligenti provenienti da un'altra dimensione dello
spazio-tempo.
Tornando a Stephen Jenkins, egli sostenne di aver visto per due
volte alcuni soldati fantasma nella stessa località della
Cornovaglia, all'estremità sud-occidentale dell'Inghilterra.
Riportiamo da un testo divulgativo sul soprannaturale:

«I soldati, tutti armati, erano silenziosi e immobili. Svanirono
completamente in una tremolante cortina d'aria calda. Jenkins
ritiene che le ley lines avessero dato origine a un potente campo di
forza. Il fatto più sorprendente è che i due avvistamenti si
verificarono, più o meno con le stesse modalità, a 40 anni di
distanza l'uno dall'altro.» (5)

Anche Joan Forman, autrice di uno dei migliori libri sul mistero del
tempo (almeno dopo il classico di J. W. Dunne, "Esperimento con il
tempo"), riporta alcuni casi del genere, sempre relativi alle isole
Britanniche (il che starebbe a indicare o che quell'area è
particolarmente interessata dalle "linee di forza" oppure,
semplicemente, che è stata meglio studiata sotto tale particolare
punto di vista). Ne riferiamo due, scelti fra quelli più
significativi:

«Il dottore e la signora White dovevano andare a desinare con amici
a Niton e decisero di prendere la bella strada attraverso i Downs
dell'isola [di Wight; siamo il 4 gennaio del 1969]. Era una sera
buia con grandi masse di nuvole, ma sopra di esse una fulgida luna
piena stagliava nettamente lo scenario con toni neri, grigi e
argentei. Cominciarono a salire il primo colle avvicinandosi ai
Downs, con cave di calcare sulla sinistra e campi sulla destra. È
una zona solitaria, dove la più vicina fattoria è distante alcune
miglia, e quello che i due viaggiatori si videro davanti era
l'ultima cosa che si aspettassero di vedere. I campi apparivano
coperti di luci inquiete, come se molta gente si aggirasse laggiù.
La coppia ne fu stupita ma attribuì la cosa a pastori affaccendati
con le loro greggi, perché era il tempo della figliatura.
Il dottore e sua moglie giunsero al sommo del colle e stavano per
iniziare la discesa quando si accorsero che anche sull'altro
versante tutti i campi alla loro destra erano risplendenti di luci,
"come una grande città". Fermarono l'auto e contemplarono stupiti
quella miriade di punti scintillanti, cercando di capire che cosa
fossero. A quanto sembra non venne loro in mente che la spiegazione
potesse non essere di natura razionale. Supposero di assistere a
qualche festa agricola, sebbene i primi di gennaio non fossero
un'epoca molto adatta per certe attività campestri. In distanza,
quello che ricordavano come un semplice tratto di automobile verso
una fattoria fuori mano sembrava loro una bene illuminata strada
cittadina con edifici sui due lati: le luci erano verdi, rosse e
arancione. La scena era sconcertante, e il senso di irrealtà aumentò
quando giunsero al sentieri della fattoria e si accorsero che era
deserta come al solito, con ombre cupe e riflessi lunari, senza
alcun indizio di luci artificiali.
I due cominciarono a innervosirsi, e la ripresa del loro viaggio
sotto le grandi masse di nubi e il chiaro plenilunio non li
rassicurò molto. La signora White, in particolare, non vedeva l'ora
di raggiungere un familiare rifugio in un'osteria dell'isola, la
"Lepre e Segugi", una costruzione bassa e amichevole alla
congiunzione delle strade di Newport da un lato e di Merstone
dall'altro.
Ma anche questo piccolo sollievo fu loro negato. Voltato l'angolo,
videro l'osteria: ma era immersa nella luce e circondata da figure
che portavano torce correndo e indietro lungo la strada. Dai
finestrini della macchina videro ancora i campi illuminati, e l'onda
di luce sembrava continuare in lontananza verso Newport travolgendo
i campi e le siepi. Una figura si staccava dalla massa: un uomo
eccezionalmente alto dai lineamenti marcati che correva direttamente
davanti all'automobile. I due notarono che indossava un giubbetto di
cuoio con una larga cintura.
A questo punto il dott. White, una persona molto positiva, al dire
della moglie, venne alla conclusione che non era solo l'oscurità
notturna quella che doveva essere chiarita. Decise di fermarsi e
chiedere a qualcuno la causa di tutto quel movimento e di quell'illuminazione.
Sembra che neppure adesso venisse loro l'idea di essere vittime di
un'illusione.
Quando la macchina fu a una ventina di metri dal Lepre e segugi, le
luci e le figure svanirono insieme, scomparendo come per lo scatto
di un interruttore. L'osteria era nell'oscurità eccettuo la
consueta, fioca illuminazione delle sue finestre. L'innervosita
coppia proseguì senza fermarsi fino alla sua destinazione.
Tornarono per la stessa via alle prime ore del mattino; la zona era
tornata alla normalità, il senso di oppressione era scomparso
insieme all'impressione di irrealtà. Un fattore naturale che era
stato presente nel viaggio di andata mancò in quello di ritorno: le
nubi si erano allontanate; la notte era ancor buia ma la luna
splendeva brillante e libera nel cielo chiaro.
In seguito i White cercarono una spiegazione. Avevano forse
assistito a un miraggio prodotto dal riflesso di una città vicina
proiettato contro la barriera di nubi e di là sui campi sottostanti?
Solo le acque del Solent dividono la città di Portsmouth dall'isola
di Wight. L'idea era interessante ma, mi sembra, non soddisfacente
perché non spiegava le figure con le torce e l'uomo con la giubba di
pelle passato davanti all'automobile.
Altre possibilità furono suggerite dalla stessa Sheila White: che
cioè la strana esperienza avesse mostrato una qualche sequenza di
vita passata o futura. Le legioni romane, un tempo, avevano posto i
loro accampamenti marciando contro i Vezi. Gli accampamenti romani
avevano almeno due strade che si incrociavano ad angolo retto, se
erano temporanei; e con completo sistema di vie a graticcio se
costituivano un luogo fortificato permanente (il forte legionario di
Caerleon ne è un buon esempio). Le torce erano certamente usate per
l'illuminazione durante l'impero, e ci si può immaginare che gli
accampamenti fossero adeguatamente illuminati specialmente in tempo
di pace. Una sequenza del passato è dunque molto probabile in questo
caso.
I Vezi furono poi sottomessi dagli invasori Vichinghi che posero là
i loro accampamenti invernali sulla fine del X secolo e usarono
l'isola come base da cui aggredire l'isola maggiore. Gli abiti
indossati dalla grande apparizione dei White erano conformi
piuttosto al costume vichingo che a quello romano. Gli uomini del
nord erano alti.» (6)

Anche il secondo episodio, riferito dalla Forman assai più
concisamente, ha a che fare con l'antica presenza militare romana in
Gran Bretagna. Si tratta di una sorta di "allucinazione lucida" che
le fu riferita da una signora, la quale peraltro si interessava
appunto di storia romana; quindi non si può escludere che via abbia
concorso un certo grado di autosuggestione inconscia, come l'Autrice
- correttamente - fa presente al lettore.

«Un altro soggetto, la signora M. Rawlings, di Barnet, "vide" una
processione romana entrare nell'arena di Verulamio (la moderna St.
Albans nel Hertfordshire), e poté descriverla nei particolari,
dall'uniforme dei soldati romani ai vessilliferi che portavano le
aquile. "Un ufficiale di alto grado, vestito di una bianca toga e
con un ramo di alloro sulla fronte, venne per ultimo e si avvicinò
al seggio nel centro del palco, dove sedette con i vessilliferi a
ogni lato." Tutta l'esperienza parve durare solo pochi secondi.
Esperienze di questo genere possono essere spiegate altrimenti che
con un cambiamento di tempo. La signora M. Rawlings si interessava
di storia romana e aveva letto molto su questo argomento. È
possibile che la sua visone fosse una ricostruzione mentale di una
scena su cui ella deve aver fatto molte letture. D'altra parte il
caso può essere stato un'aberrazione temporale simile a quello di
alcuni già considerati. Non vi sono sufficienti elementi per
giungere a una conclusione.» (7)

Ad ogni modo, uno degli episodi di slittamento temporale più
impressionati è quello riferito da Charles Berlitz e ambientato
anch'esso nelle Isole Britanniche, questa volta nel nord della
Scozia, e accaduto alla metà degli anni '70 del Novecento. Si noti
che in questo caso il testimone visse un'esperienza che coinvolse
non il senso della vista, come nei due casi precedenti, ma bensì
quello dell'udito, il che fa pensare non a una sfilata di fantasmi
inconsistenti, ma alla "registrazione" di un evento assolutamente
reale, ancorché situato nel passato, e caratterizzato da corpi
pesanti in movimento, tali da produrre il caratteristico scalpiccio
di una folla in marcia.
Un altro elemento significativo di questo episodio è dato dal fatto
che gli animali domestici dei vicini del protagonista - un cane e un
gatto - avvertirono inesplicabilmente una presenza estranea proprio
nel momento e nel luogo in cui il testimone udì sfilare la legione
romana "in marcia dall'eternità". Abbiamo già osservato che gli
animali sembrano in grado di percepire presenze ed eventi che
sfuggono ai sensi degli esseri umani. Nel nostro caso, la reazione
degli animali e l'esperienza del testimone si confermerebbero a
vicenda e parrebbero suggerire che, quella notte, qualcosa di
anomalo sia realmente accaduto.
Un ultimo elemento degno di nota è la testimonianza di una seconda
persona che, indipendentemente da quella della prima, convaliderebbe
l'oggettività del fenomeno, poiché si riferisce allo stesso giorno e
alla stessa ora indicati dal primo soggetto, benché venisse resa a
una notevole distanza di tempo dai fatti segnalati.

«Una tarda sera del settembre del 1974 lo scrittore A.C. McKerracher
decise di concedersi una pausa di lavoro e uscire a prendersi una
boccata d'aria.
McKerracher e la sua famiglia si erano trasferiti da poco in un
nuovo immobile residenziale su una collina prospicente la cittadina
scozzese di Dunblane, nel Perthsire. Era una notte serena e gelida,
e l'abitato sottostante era velato dalla nebbia. Tutt'a un tratto,
il silenzio fu turbato da un calpestio come quello di una folla di
persone che camminasse per i campi.
McKerracher, certo che fosse una conseguenza dell'eccessivo lavoro,
decise di rientrare. Ma venti minuti dopo, spinto dalla curiosità,
uscì di nuovo, e trovò che i rumori erano più forti, e più vicini,
che mai. Questa volta davano l'impressione che una possente legione
stesse marciando dall'altro lato delle case di fronte.
"Rimasi come radicato sul posto mentre quel reggimento irreale,
invisibile, passava. - ricordò - I marciatori dovevano essere
migliaia, perché il rumore continuò per parecchio tempo."
Ormai temendo di aver smarrito il ben dell'intelletto, decise di
rientrare in casa e di mettersi subito a letto. Ma una settimana
dopo, mentre era in visita a una coppia più anziana che abitava
nelle vicinanze, udì una strana storia. Una settimana prima, nelle
prime ore della notte, i coniugi gli dissero, il loro cane e il loro
gatto si erano svegliati all'improvviso ed erano saltati su come
fulmini col pelo ritto sulla schiena. "Per una ventina di minuti
parve che stessero fissando qualcosa che attraversava il salotto.
Sembravano terrorizzati."
McKerracher non aveva detto nulla della sua esperienza. Ma
l'inesplicabile comportamento degli animali si era verificato
esattamente nello stesso momento in cui lui aveva udito la legione
invisibile una settimana prima. Cercò una spiegazione, e trovò che
anticamente una strada romana si dirigeva verso nord subito dietro
le case dall'altra parte della via. Inoltre, nel 117 d.C. la IX
Legione Spagnola, un corpo di truppe scelte di quattromila uomini,
era stata inviata dalla Spagna in quella zona della Scozia per
schiacciare una rivolta tribale.
La legione era nota come "la Sventurata Nona" perché nel 60 d.C. dei
suoi soldati avevano frustato Boadicea, regina della tribù
britannica degli Iceni, e avevano violentato le sue figlie. Boadicea
aveva maledetto in eterno quegli uomini e in seguito aveva guidato
una rivolta che aveva inflitto alla IX gravi perdite.
La legione venne ricostituita, ma non era più la stessa. La sua
marcia sulla Scozia s'interruppe misteriosamente. Essa svanì senza
lasciare traccia poco dopo essere passata attraverso quella che
secoli dopo sarebbe stata Dunblane.
Nell'ottobre del 1948 McKerracher, che non risentì più il rumore e
in seguito si trasferì nella parte vecchia di Dunblane, tenne una
conferenza sulla storia locale presso un circolo femminile. Alla
fine della conferenza Cecilia Moore, un membro del circolo, andò al
podio e dichiarò che forse anche lei aveva udito il passaggio di un
esercito romano fantasma.
Si venne a sapere che aveva abitato dall'altro lato della strada
dove lo scrittore aveva avuto il suo precedente domicilio. "Una sera
stavo facendo uscire il gatto quando ho sentito un rumore come di un
esercito che passasse dal mio giardino dietro casa", testimoniò. Il
fatto, determinò McKerracher, era successo la stessa notte e alla
stessa ora della sua esperienza.
"Sono convinto - scrisse - che quello che io e la signora Moore
abbiamo sentito, e che gli animali dei miei vicini hanno visto, è
stato il passaggio di una legione maledetta, in marcia verso il suo
tremendo e ignoto destino, quasi duemila anni fa."» (8)

Una legione fatta scomparire, mediante le arti della magia nera,
dagli antichi sacerdoti druidi per vendicare il grave affronto fatto
alla regina Boadicea e alle sue figlie?
Così sembrerebbe.
In tal caso, lo scalpiccio dei legionari in marcia avrebbe il
significato di un ultimo segno di vita da parte di coloro che, di lì
a poco, sarebbero stati risucchiati in un'altra dimensione o che,
comunque, sarebbero periti tragicamente.
Potremmo allora accostare il fenomeno di Dunblane al celebre caso
del fantasma con cui si confrontò il filosofo Atenodoro (9)
e ipotizzare che il messaggio rivolto ai viventi da quegli antichi
legionari, se pure ve ne è uno, abbia a che fare con il desiderio
che si svolgano delle ricerche nella zona al di là della cittadina
di Dunblane, magari per riportare alla luce i loro resti mortali.
Per un antico romano, infatti, non esisteva disgrazia più grande di
quella di morire in circostanze tali da negare la sepoltura al
proprio corpo.
Senza l'accompagnamento dei riti funebri, così come per un greco,
veniva gravemente ostacolato l'accesso all'aldilà per l'anima del
defunto.

Note:
1. Film girato da Clarence Brown nel
1946.
2. Titolo originale: "The yearling",
del 1938.
3. M. K. Rawlings, "Il cucciolo",
traduzione italiana di Carlo Coardi (Milano, Bompiani, 1973, pp. 57,
75, 273).
4. Cfr. Colin Wilson, "Alla scoperta
dei misteri del soprannaturale", Roma, Newton & Compton, 1991, p.
230.
5. Pam Beasant: "Misteri inspiegabili",
Milano, AMZ Editrice, 1989, pp. 6-7.
6. Joan Forman, "La maschera del tempo"
("The Mask of Time", 1978), traduzione italiana di Ugo Dettore
Milano, SIAD Edizioni, 1979.
7. Idem, pp. 134-135.
8. Charles Berlitz, "Il libro dei fatti
incredibili ma veri" (titolo originale: "World of Strange Phenomena",
1988), Milano, Rizzoli, 1989, pp. 191-193.
9. Plinio il Giovane, "Lettere ai
familiari", VII, 27. Trad. di Luigi Rusca, Milano, Rizzoli, 1961,
pp. 223-25.A questo racconto sembra essersi ispirato lo scrittore
inglese Edmund Gillian Swain (1861-1938) per la sua storia "The
Easter Window". Trad. it. In "Storie di fantasmi", a cura di G. Pilo
e S. Fusco, Roma, Newton & Compton, 1995, pp. 645-51, "La finestra a
oriente".