ALTRA
DIMENSIONE...

PADRE PELLEGRINO ERNETTI
E IL CRONOVISORE
MACCHINA PER REGISTRARE LE IMMAGINI DEL
PASSATO
di Francesco
Lamendola
per Edicolaweb
Fonte:http://www.edicolaweb.net/

Quella di padre
Pellegrino Ernetti è stata - se lo è stata: tale è il mistero che
regna intorno ad essa - la più sconvolgente scoperta scientifica di
tutti i tempi: una "macchina", denominata "cronovisore", mediante la
quale sarebbe possibile visualizzare e ascoltare scene del passato,
come se si svolgessero davanti ai nostri occhi.

Nemmeno gli scrittori di fantascienza avevano osato spingersi tanto
in là.
Herbert George Wells, nel suo "La macchina del tempo", aveva avuto
semplicemente l'idea - molto più convenzionale - di costruire una
macchina mediante la quale muoversi liberamente nella dimensione del
nel tempo, trasportando uomini del presente sia nel passato, sia nel
futuro. E l'altro padre nobile di questo genere letterario, Jules
Verne, nel suo romanzo "Il castello dei Carpazi", immaginò un
dispositivo capace di ridare una parvenza di vita, ma puramente
illusoria (una specie di ologramma, diremmo oggi), alla donna amata
dal protagonista, che non sa rassegnarsi alla morte di lei.
La macchina ideata e, forse, realizzata da Padre Ernetti, invece,
sarebbe in grado di restituirci scene di vita passata come se si
svolgessero di nuovo davanti a noi, fin nei minimi particolari. Essa
nasce da una intuizione profonda, ma relativamente semplice: tutto
ciò che esiste sul piano fisico, emette energia; questa energia è
indistruttibile; dunque, tutte le cose e le persone, tutti i gesti e
le parole, tutte le situazioni, i luoghi e le vicende del passato,
non sono scomparsi nel nulla, ma continuano ad esistere allo stato
latente.
I nostri sensi ordinari non li possono cogliere; tuttavia, così come
esistono animali dotati di sensi più sviluppati dei nostri, e così
come esistono individui eccezionali, capaci di vedere a distanza e
di "leggere" nel futuro, è possibile immaginare un dispositivo
capace di registrare queste onde di energia e di riprodurle a
piacere, proprio come un grammofono o un registratore riproducono i
suoni, senza alcuna possibilità di errore.
Questa teoria, della quale abbiamo altrove più volte accennato, è
legata a quella che ipotizza l'esistenza di una sorta di enorme
"deposito" di tutto ciò che esiste - immagini, suoni, pensieri - le
cosiddette "cronache dell'Akasha", nel quale ogni ente e ogni evento
vengono registrati in maniera indelebile, e cui i medium, in
particolari circostanze, sono in grado di accedere, per rivelare
cose nascoste del passato o anche del futuro (vedi i miei articoli:
"Alcune
ipotesi sull'"Altro Mondo" e sulla mente non localizzata"
e "Da
dove vengono le materializzazioni del pensiero?".

Ma chi era Padre Ernetti, l'ideatore del "cronovisore"?
Pellegrino Alfredo Maria Ernetti nasce a Rocca Santo Stefano, in
provincia di Roma, nel 1925, e muore nell'isola di San Giorgio
Maggiore, a Venezia, nel 1994.
Uomo di vasta cultura e di mente estremamente aperta, è stato monaco
benedettino presso il convento di san Giorgio Maggiore e ha
insegnato musica polifonica (ossia la musica sacra anteriore alle
notazioni) nell'Istituto omonimo, l'unico al mondo - fino a qualche
ano fa - nel suo particolare genere.
Oltre che musicologo, egli è stato anche filosofo ed esorcista,
nonché - ciò che a noi, qui, maggiormente interessa - inventore
geniale, pur essendo di carattere estremamente riservato e modesto.
Fra le altre cose, è stato collaboratore di Padre Agostino Gemelli
preso il Laboratorio di Fisica dell'Università Cattolica del sacro
Cuore, a Milano.
E proprio nel corso di alcuni esperimenti condotti con lui, negli
anni successivi alla seconda guerra mondiale, Padre Ernetti avrebbe
avuto la prima intuizione del suo "cronovisore", allorché gli
accadde di essere testimone di un fatto estremamente singolare: sul
nastro di un registratore era rimasta impressa la voce del defunto
genitore di Padre Gemelli, in risposta ad una invocazione
inconsapevole da parte di suo figlio.
Poco o nulla sappiamo delle tappe che lo hanno condotto a
realizzare, in collaborazione - si dice - con Enrico Fermi e Werner
von Braun, alla costruzione del "cronovisore".
Sembra che i lavori si siano svolti nel corso degli anni Cinquanta e
Sessanta del Novecento; di certo, solo a partire dai primi anni '70
la notizia ha cominciato a trapelare sui media, attirando - come è
comprensibile - la curiosità di un pubblico molto vasto.
In una rarissima intervista alla stampa, Padre Ernetti raccontò di
aver potuto assistere, grazie all'apparecchio realizzato dalla sua
équipe, alla rappresentazione della tragedia "Tieste" del poeta
latino Ennio, andata perduta; e di averne annotato il testo. Ma
l'applicazione più stupefacente del "cronovisore" sarebbe stata
quella che gli avrebbe permesso di assistere alla passione e morte
di Gesù Cristo sulla croce, a Gerusalemme.
Nel 2002 è apparso un libro del teologo François Brune, intitolato "Cronovisore.
La macchina del tempo. Il nuovo mistero del Vaticano",
in cui si afferma che il Vaticano sarebbe stato tempestivamente
informato delle ricerche e degli esperimenti di Padre Ernetti e che
il "cronovisore" si troverebbe colà, coperto dalla massima
segretezza, date le conseguenze imprevedibili di una sua pubblica
diffusione.
Se così fosse, sarebbe la prova del fatto che solo una superiore
istanza etica, in una cerchia ristretta, è in grado di porre dei
limiti, se non alla ricerca scientifica, almeno alla diffusione dei
suoi risultati potenzialmente più pericolosi: una remora che la
scienza "laica" non si è mai posta e che, di certo, non possiede.

Gabriella Alvisi, studiosa del paranormale e specialmente delle
"voci" di ipotetiche entità spirituali, molto nota fra gli anni
Settanta e Ottanta del secolo scorso, ha narrato l'incontro con
padre Pellegrino Ernetti nel suo libro "Le voci dei viventi di
ieri" (1)
che qui riportiamo:

«L'uomo ha sempre sentito la necessità di ampliare il suo sistema
sensoriale. Molte volte le sue scoperte sono avvenute per ragioni di
indole pratica, come quella del microscopio, inventato, in maniera
rudimentale ovviamente, da un tessitore di Delft. La scienza
ufficiale, che allora era ancora meno scienza, non lo prese in
considerazione, poiché non era un "dotto". Solo in seguito si
accorse, grazie a quel sistema, che esisteva l'infinitamente
piccolo. Ai nostri giorni, un microscopio elettronico è in grado di
ingrandire un oggetto un milione di volte. L'uomo è arrivato a
distinguere con questo mezzo le molecole germinali della vita,
l'ormai famoso DNA, l'elemento programmatore dell'individuo.
Il telescopio gli permise di vedere, ravvicinati, quei pianeti e
quelle stelle che gli astrologi babilonesi contemplavano dalle loro
fantastiche ziggurat e ai quali la creatura umana si sentiva
misteriosamente legata fin dalle sue lontane origini.
I raggi X gli diedero la possibilità di vedere attraverso i corpi
solidi, attraverso il "suo" corpo.
Radio e televisione fanno sì che possa sentire e vedere avvenimenti
che si svolgono a migliaia di chilometri. In diverso modo, il radar
sostituisce l'occhio umano.
Il registratore consente di udire l'inudibile.
L'uomo, in sostanza, ha creato artificialmente percezioni
extra-sensoriali già esistenti in natura presso certi esseri
eccezionali ed anche presso certi animali.
Perfino il fatto che al momento della morte l'uomo abbia la visione
panoramica di tutta la sua esistenza, riveda in un lampo mnemonico
tutto il suo passato (è questa una delle teorie del Bozzano) è stato
confermato, sotto un certo profilo, dalle sperimentazioni di
Penfield. Si è avuto cioè la prova che tutto viene memorizzato nei
minimi particolari. Impiantando dei micro-elettrodi nel cervello di
un paziente e per mezzo di exeresi chirurgiche, l'individuo
sottoposto a simile stimolazione elettrica si trova ad essere la
sede sincronica di due coscienze: quella del presente e quella del
passato che risorge integralmente.
La più recente scoperta in ordine di tempo è la macchina che
fotografa il passato, la "cronovisione", un apparecchio ideato da
Padre Ernetti e dalla sua équipe. Attualmente è allo studio in vari
Paesi, quali America e Russia. In Inghilterra, in un istituto di
ricerca di Bristol, il dottor Carter sta per mettere a punto una
macchina che, rilevando le onde cerebrali sarà in grado di leggere
nel pensiero.
Ci avviciniamo dunque al momento in cui la scoperta dell'équipe che
lavora con padre Ernetti non sarà più tenuta nascosta, non sarà più
un segreto di stato e verrà resa di pubblico dominio: si tratta di
un'apparecchiatura che consente la cronovisione, che fotografa, per
così dire, il passato.
Ho conosciuto Padre Ernetti e sono convinta che furono le "voci" a
favorire il mio incontro con lui.
Da parecchi giorni trovavo inciso (sul nastro del registratore) il
nome di Cini... Giorgio Cini Avevo anche udito la voce di mia figlia
dire: "Grazie, Giorgio, gentile..." Sapevo che Giorgio Cini era
morto giovanissimo in seguito a un incidente aviatorio. Faccio una
digressione per esporre il fatto.
Alla vigilia della fatale partenza, il dottor Rol, un uomo che in
altri tempi sarebbe stato definito un "mago" per i suoi
inconcepibili poteri, aveva consigliato Cini di non partire. Egli
trascurò l'avvenimento, e morì, essendo il suo destino segnato. Il
fatto era avvenuto molti anni fa. Mi aveva sempre colpito il caso
dei genitori che venivano crudelmente privati di un figlio.
Probabilmente, inconsciamente "sapevo" che sarei passata attraverso
una così dura prova.
Il nome "Cini" si ripeteva in quei giorni di sovente, e io
continuavo a domandarmene il motivo.
Cito tutto questo perché è strettamente legato al mio incontro con
Padre Ernetti che avvenne in modo del tutto... fortuito e casuale.
Mio marito, dovendo recarsi a Venezia per affari, mi offerse di
andare con lui. Mi balenò subito la possibilità di raggiungere Padre
Ernetti al quale avevo scritto tempo addietro. Possedevo due numeri
telefonici: uno del Conservatorio benedetto Marcello dove insegnava,
l'altro corrispondente al suo luogo di residenza sull'isola di San
Giorgio Maggiore. Immaginavo che si trattasse di un convento, dato
che Padre Ernetti appartiene all'ordine dei Benedettini. Era sera
inoltrata, feci il numero. Una voce femminile rispose: "Qui
fondazione Giorgio Cini". "Temo di aver sbagliato - dissi - dovrei
parlare con Padre Ernetti". "Glielo chiamo subito".
È inutile che mi dilunghi in ulteriori particolari. Tutto andò a
posto come in un gioco a incastro. Ebbi un interessante colloquio
con lui. La prima cosa che mi disse spontaneamente fu che non si
rendeva conto del fatto che, come l'avevo chiamato al telefono, gli
fosse balenato subito alla mente il mio scritto, quando erano
migliaia le lettere che gli erano pervenute in seguito agli articoli
riguardanti la sua scoperta apparsi sui giornali. "Inoltre - disse -
non so come lei abbia potuto raggiungermi a Venezia, poiché in
questi giorni faccio la spola tra questa città e Roma: è il periodo
degli esami." Gli risposi che non ne ero meravigliata dato che,
probabilmente, tutti era stato predisposto. Una delle tante
circostanze che immaginiamo essere fortuite. Ci sorridemmo con
l'aria di due cospiratori.
Padre Ernetti è un uomo di una modestia e semplicità eccezionali,
dalla fisionomia intelligente, aperta, gioviale. Naturalmente tutti
si chiedono perché la sua scoperta non venga divulgata.
Sarebbe "il suicidio dell'umanità" mi rispose il benedettino.
"Questa scoperta è pericolosa. Toglie la libertà di pensiero" e,
conseguentemente, di parola e di azione, in quanto è in grado di
catturare le onde emesse dalla nostra mente. L'umanità, per
attuarla, dovrebbe capovolgere la propria etica. Di conseguenza
autorità religiose e civili non ne permettono per ora la
divulgazione. Si attende, per farlo, una conferma ufficiale da parte
degli scienziati di altri paesi. In America stanno mettendo a punto
questa ricerca. A tale scopo esiste un numero ingente di antenne che
coprono circa trenta chilometri.
Quando parlai a padre Ernetti degli animisti che pongono in dubbio
un fenomeno tanto oggettivo, come quello delle "voci" che si
manifestano per mezzo di una fredda macchina amorfa, sbottò: "Non mi
parli dei parapsicologi...". Proseguì poi con intonazione decisa e
un po' polemica, riferendosi alla sua scoperta: "Se vedo una persona
che su una collina della Galilea predica in aramaico il discorso
delle beatitudini, mentre la gente accorre per ascoltarla, che
motivo avrei per mettere in dubbio che si tratti del Cristo?"
Mi spiegò che le onde sonore e visive che noi emettiamo non si
distruggono, ma si trasformano e restano eterne ed onnipresenti; di
conseguenza, con apparecchiature adatte, si possono ricostruire,
come avviene con altre energie. Per mezzo dell'oscillografia
elettronica è possibile dimostrare che la parola è musica ritmata in
ogni suo elemento, non solo, ma che il grafico delle vocali, delle
sillabe e delle parole pronunciate è diverso in ciascuno di noi... è
così possibile ricostruire la personalità di ogni singolo individuo.
Queste onde, dunque, emesse dall'uomo, sono trasformabili, ma
ricaptabili e ricostruibili dagli apparecchi. Mi colpì soprattutto
la sua affermazione che l'onda visiva e sonora che ognuno lascia
dietro a sé, come una immateriale carta di identificazione, è
energia, e come ogni elemento è formata di luce e si dissolve in
luce.
Non posso dare ragguagli più precisi sulla misteriosa macchina non
avendola vista perché, tra l'altro, non si trova a Venezia ma in
un'altra città.
Padre Ernetti mi fece la descrizione dell'immagine che si presenta
sullo schermo con un terrificante boato, occorre disporre di un
saldo sistema nervoso. Personaggi morti recentemente di cui si ha
un'ampia documentazione sia visiva che auditiva, sono stati
riconosciuti perfettamente senza possibilità d'equivoci.»

Che dire di tutto questo?
Dal punto di vista filosofico, l'ipotesi di una permanenza di tutti
gli eventi del passato, sotto forma di onde di energia, è - a nostro
avviso - perfettamente plausibile. Altrettanto plausibile è il fatto
che tali onde siano suscettibili di essere individuate e registrate,
così come si fa con le immagini del televisore o con le normali
riprese cinematografiche.
Altro discorso, evidentemente, è se sia ammissibile, oltre alla
possibilità teorica, anche la capacità pratica di realizzare un
apparecchio del genere; il che, allo stato attuale dello sviluppo
tecnologico (almeno per quanto è dato sapere al pubblico),
sembrerebbe doversi escludere.
Davvero il Vaticano custodisce un segreto del genere, impedendone la
divulgazione?
E, più in generale: è materialmente possibile custodire un segreto
di questo tipo, nell'ambito della odierna comunità scientifica
internazionale?
Non abbiamo la risposta a simili domande, per cui non sarebbe serio
speculare ulteriormente su delle mere ipotesi, prive di riscontri
verificabili.
Questo, però, non significa chiudere la porta in modo definitivo e
irrevocabile sulla eventualità che il "cronovisore" di Padre Ernetti
sia stato effettivamente realizzato.
Nel campo della scienza - e specialmente della scienza odierna, che
procede a balzi giganteschi, superiori alla nostra stessa capacità
di adeguamento psicologico - dovremmo ormai sapere molto bene che
non bisogna pronunciare con disinvoltura la parola "mai", neanche
davanti a ciò che neppure gli scrittori di fantascienza osano
immaginare nelle loro più accese fantasie.

Note:
1. Gabriella Alvisi, "Le voci dei viventi di ieri" - Sugarco
Editori, Milano, 1976, pp. 137-140.

francescolamendola@yahoo.it