OCCHI DI TERRA                          PESCASSEROLI  28 settembre- 3 ottobre 2010

      “Datemi un pezzo di legno, e trasformerò il mondo...” di Antonio Gregolin.

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Da questo nasce l’estro di Antonio Gregolin, l’originale artista e giornalista vicentino, da decenni impegnato nel campo dell’educazione ambientale. Anni e anni di ricerca per ottimizzare un linguaggio che arrivasse al cuore della gente. Come puoi amare ciò che non conosci?” aggiunge l’artista. “Se poi ciò che non conosciamo è proprio quello che sta sotto i nostri occhi ogni giorno, ci sono poche speranze di salvare le foreste in altre parti del mondo!”. Un’ecologia pratica la sua, arricchita da un linguaggio pedagogico ricco di riferimenti mitologici legati al regno vegetale: Se tornassimo a dare un’anima alla Natura, in quanto parte di un ecosistema, molte cose belle verrebbero da sé, E tante altre le eviteremmo, considerando questo nostro pianeta come un bene comune!”.

 

Ciò che ha chiamato “OCCHI DI TERRA” è la sintesi di questo fine lavoro, fatto tutto e solo con elementi al 100% naturali, raccolti nei boschi dove ama passeggiare. E’ un’alchimia la sua che si avvale prima del contributo degli elementi (acqua, aria, terra, fuoco) che operano nel legno stesso. E poi, del suo estro artistico: La Natura ci guarda, ci osserva e s’interroga. Si chiede e ci chiede i perché dei nostri atteggiamenti lesivi. Per semplice che sia, il problema è che abbiamo perso il legame con ciò che ci nutre ogni giorno: la Terra!”.

 

Dal legno alle foglie. Occhi dipinti direttamente su foglie, che ritraggono sguardi diversi di animale e uomini. Il ruolo resta sempre quello dell’”ecoide nel suo mondo”. Non al centro del tutto –spiega Gregolin-, ma dentro il tutto e senza alcuna distinzione….”. “Serve un gesto di umiltà. Il nostro comportamento ha bisogno di dimostrare che la nostra superiorità sulle specie, ha il suo massimo valore nella conservazione globale dell’unica Terra che abbiamo”. Se i nostri occhi sono ancora troppo chiusi, spalancati sono questi che qui ci osservano intimoriti. Frutto di una sensibilità artistica, come pure di una triste realtà.

 

Agire, e agire tutti –conclude Gregolin- non sarebbe un gesto di bontà. Ma puro istinto di sopravvivenza…”.

 

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