LA LEGGENDA DELL'OLANDESE VOLANTE
E IL MISTERO DELLA VISUALIZZAZIONE DEL PASSATO
di Francesco Lamendola
per Edicolaweb fonte:http://www.edicolaweb.net/
In "La
'legione fantasma' dei monti scozzesi" abbiamo riferito
alcuni casi di apparizioni di fatti avvenuti in un passato più o
meno remoto.

Il caso probabilmente più celebre di questo genere di fenomeni è
quello relativo alla leggenda dell'Olandese Volante, un vascello che
andrebbe da secoli alla deriva sui mari di tutto il mondo, lungo la
rotta meridionale del Capo Horn e del Capo di Buona Speranza, forse
come punizione per un patto diabolico stipulato dal suo comandante,
nel 1600.
Fra i numerosi avvistamenti, quello che coinvolse il pubblico più
numeroso si verificò al largo del Sud Africa, poco prima dello
scoppio della seconda guerra mondiale. Così lo descrive il volume
"Nel mondo dell'incredibile"
(1):

«La foschia avvolgeva le azzurre acque di False Bay, una stazione
balneare di gran moda nell'Africa del sud. Era una giornata torrida
del marzo 1939 [corrispondente, nell'emisfero australe, al meste di
settembre dell'emisfero boreale], e sulla sabbia bruciata dal sole
della spiaggia di Glencairn c'erano una sessantina di bagnanti.
D'un tratto, dalla foschia balzò fuori uno strano veliero, sul tipo
di quelli che una volta assicuravano il servizio delle Indie
orientali, e che non si vedevano ormai da secoli al largo del Capo
di Buona Speranza.
I bagnanti che notarono la strana apparizione chiamarono gli altri,
e ben presto una piccola folla eccitata vociava sulla riva del mare.
Secondo quanto un giornale doveva pubblicare il giorno dopo, la nave
sembrava diretta verso Muizenberg con tutte le vele gonfie, sebbene
non vi fosse un filo d'aria.
Il "British South Africa Annual" del 1939 riferì: "Come pilotato da
una forza misteriosa, il veliero proseguì la sua ritta, mentre i
bagnanti di Glencairn discutevano animatamente i motivi della
direzione del vascello, che sembrava destinato ad andare a
incagliarsi sulle sabbie di Strandfontein. Ma proprio quando
l'eccitazione aveva raggiunto il colmo, la misteriosa nave parve
dissolversi nell'aria, esattamente com'era comparsa.
Nei giorni seguenti si parlò molto della comparsa del "vascello
fantasma". Secondo alcuni, i bagnanti di Glencairn avevano avuto un
miraggio, e la nave misteriosa era, per qualche strano fenomeno di
rifrazione della luce, l'immagine di un veliero che stava passando a
varie centinaia di miglia di distanza.
Ma, come facevano notare quelli che avevano avvistato la nave, la
larga, piatta chiglia, l'alta poppa e persino il tipo delle vele
erano diversi da quelli di qualsiasi veliero moderno. Si trattava,
inequivocabilmente, d'un naviglio mercantile del XVII secolo.
Helene Tydell, che si trovava tra la folla dei testimoni, dichiarò:
"Dicano quello che vogliono gli scettici, ma quella nave era
sicuramente l'Olandese Volante!"»

Stando a quanto si dice, la leggenda dell'Olandese Volante - che ha
ispirato numerosi artisti, tra i quali Richard Wagner - sarebbe
riconducibile ad un personaggio storico ben preciso: il capitano
Hendrik Vanderdecken, della Compagnia delle Indie olandesi, che
frequentava la rotta da Amsterdam a Batavia, nell'isola di Giava, ai
primi del XVII secolo.
Pare che egli fosse un marinaio talmente abile, da percorrere quella
cospicua distanza in tempi sorprendentemente brevi, anche per alcuni
accorgimenti tecnici che avevano reso la sua nave più veloce di ogni
altra. Questa eccezionale rapidità di spostamenti aveva fatto
nascere la diceria che egli avesse stretto un patto con il demonio;
così come si diceva, del resto, di altri abili piloti, al tempo
della navigazione a vela, magari perché conoscevano e sfruttavano
alcune correnti oceaniche favorevoli, ignorate dai loro
contemporanei.
Un'altra versione della leggenda vuole che una volta, giunto
all'altezza del Capo di Buona Speranza, un altro capitano olandese,
tale Bernard Fokke, venisse respinto da una furiosa tempesta; e che,
volendo mostrarsi all'altezza della propria fama di uomo intrepido e
che non aveva paura di nulla e di nessuno, giunse al punto di
lasciarsi tentare dal demonio e di sfidare Dio a impedirgli di
doppiare il Capo. Il castigo non si fece attendere, ed egli fu, da
allora, condannato a vagare senza pace sugli oceani, e senza mai
poter entrare in un porto.
Gli avvistamenti dell'Olandese Volante sono stati relativamente
frequenti nel corso del tempo. Fra gli ultimi, vale la pena di
citare quello del futuro re d'Inghilterra Giorgio V, guardiamarina
sulla nave "Incostant", nel 1881; e quello di quattro testimoni che
lo videro solcare le acque presso Città del Capo, per poi scomparire
dietro Robben Island, nel settembre 1942: questo fu anche l'ultimo
della serie.
Poche settimane prima, il 3 agosto, due ufficiali della nave da
guerra britannica "Jubilee" avevano veduto la strana apparizione;
avvistamento che era stato fatto, quasi contemporaneamente, anche da
parte dell'equipaggio di un sommergibile tedesco.
Quello compito dal Duca di Clarence, Edward, e da suo fratello
George, futuro re d'Inghilterra, rimane, tuttavia, il più
drammatico: perché, il mattino dopo che il veliero fantasma era
passato, nella notte, ad appena 200 metri dall'"Incostant", nelle
acque dello Stretto di Bass (fra la Tasmania e l'Australia
sud-orientale), per poi scomparire subitaneamente, senza lasciare
alcun relitto sulla propria scia, il marinaio che lo aveva avvistato
precipitò dall'albero di parrocchetto sul castello di prua,
sfracellandosi. Il tutto venne scrupolosamente registrato sul
proprio diario dall'illustre guardiamarina, con oggettività quasi
flemmatica, in pretto stile britannico: da esso veniamo a sapere che
furono ben tredici le persone che videro distintamente il veliero
misterioso.
Per tentare di fornire una spiegazione razionale, si è parlato di
miraggi e, naturalmente, si sono tirati fuori diversi miti, da
quello omerico dell'eroe che lotta con le divinità del mare per
aprirsi la via del ritorno a casa, a quello dell'Ebreo errante, che
Dio avrebbe condannato a vagare senza pace sulla Terra, per aver
scagliato una pietra contro Gesù durante la "via crucis".
Però la teoria del miraggio non spiega perché i testimoni non videro
un veliero qualsiasi, ma un galeone del XVII secolo, con tutte le
vele spiegate, mentre non soffiava un alito di vento; e quella del
mito non spiega nulla, perché non si può ragionevolmente sostenere
che il futuro Giorgio V, il Duca di Clarence e tutti i bagnanti
False Bay videro quello che videro, o che credettero di vedere,
perché avevano letto Omero o perché avevamo sentito parlare della
leggenda dell'Ebreo errante, e meno ancora perché avevano letto
l'opera di Wagner intitolata "L'Olandese volante" o, magari, "La
ballata del vecchio marinaio" di Samuel Taylor Coleridge.
No, queste sono tutto, tranne che delle spiegazioni: sono
semplicemente la testimonianza del fatto che alcune persone non
sopportano l'idea che sussista un mistero inaccessibile alla ragione
e sarebbero pronte a invocare le ipotesi più ridicole, pur di
mettere a tacere ogni dubbio.
Una delle spiegazioni più verosimili, a nostro avviso, per fenomeni
di questo genere, può essere formulata tenendo conto della teoria
elaborata dallo scrittore ed ingegnere aeronautico inglese J. W.
Dunne, nel suo celebre saggio "Esperimento col tempo"
(2).
Dunne ha avanzato l'ipotesi che il tempo scorra non come davanti ad
un osservatore esterno fisso nel Tempo, ma che deve esserci un altro
Tempo, in base al quale si può valutare quella attività, che
appartiene al primo Tempo; e un altro Tempo ancora, in base al quale
si muove quel secondo Tempo; e così via, all'infinito.
Il tempo, pertanto, non sarebbe altro che un Tempo Seriale, ove il
tempo della durata fisica, che noi possiamo osservare con i sensi e
misurare con gli orologi e col calendario, rimanda via via ad un
Tempo Ultimo, assoluto, capace di reggere tutti gli altri Tempi
relativi.
Nel libro
(3)
Dunne così formula le proprie conclusioni, tenendo conto sia della
relatività einsteniana, sia di talune intuizioni di Henri Bergson e
di altri filosofi contemporanei, oltre che dei suoi propri
esperimenti sull'ipnagogia, sui sogni, sulla chiaroveggenza ed altri
fenomeni paranormali:

«In modo molto sommario, dunque, direi così.
- Il Serialismo rivela l'esistenza di una specie di "anima"
ragionevole - un'anima individuale che un principio definito nel
Tempo assoluto - un'anima la cui immortalità, poiché essa esiste
in altre dimensioni del Tempo, non contraddice l'evidente fine
dell'individuo nella dimensione temporale del fisiologo; e
l'esistenza di quest'anima non contraddice alla scoperta del
fisiologo dalla quale risulta che l'attività del cervello
fornisce a base di ogni esperienza terrena e di ogni attività
intellettuale associativa.
- Esso dimostra che la natura d quest'ultima e del suo
sviluppo mentale ci fornisce una risposta soddisfacente ai
"perché" relativi all'evoluzione, al dolore, alla nascita, al
sonno e alla morte. >LI>Esso ci rivela l'esistenza di un supremo
Osservatore di tutte le cose, il quale è la fonte di tutta
quella autocoscienza, quell'intenzione e quell'intervento che
costituiscono la base del puro pensare meccanico; ed Egli
contiene in sé un osservatore meno generalizzato, che è la
personificazione di tutta la vita genealogicamente correlata, e
che è capace di pensieri e di previsioni del tipo umano, ma di
una qualità che sta ben oltre le nostre capacità individuali.
Nell'Osservatore supremo, noi, i singoli osservatori, e
quell'albero genealogico di cui siano i rami, viviamo e troviamo
il nostro essere. Ma non ci attende alcuna specie di
"assorbimento": siano già assorbiti, e la tendenza è verso la
differenziazione.
- La prova che il Serialismo fornisce dell'unità di tutta la
carne in un "Corpo Supremo", e di tutti gli spiriti in uno
"Spirito Supremo", fornisce la base logica necessaria ad ogni
teoria dell'etica.
- Esso ci spiega i sogni; ci spiega la profezia; ci spiega
l'autocoscienza e il "libero arbitrio"; mentre, nella sua
rivelazione dei rapporti intercorrenti fra i campi di
presentazione generale e individuale, esso fornisce il primo
elemento essenziale di qualunque spiegazione di quel fenomeno
che, molto approssimativamente, viene chiamato "comunicazione
telepatica".
- Esso non contraddice né alla fisica né alla fisiologia dei
nostri tempi.
Non si potrà metter da parte alla leggera una teoria che ottiene
tutti questi risultati.»

Dunne - che ha poi ulteriormente sviluppato questi concetti in un
altro libro, "The Serial Universe", del 1934 - è stato, invece,
sostanzialmente snobbato dai filosofi del Novecento, anche se la sua
teoria del Tempo seriale offre la possibilità di spiegare diversi
fatti altrimenti difficilmente comprensibili, fra i quali gli
avvistamenti di oggetti o persone del passato, come la legione
romana perduta sui monti scozzesi, e il vascello dell'Olandese
Volante.
In tale teoria, difatti, il tempo che noi chiamiamo presente è
contenuto, come in un gioco di scatole cinesi, in una successione di
tempi ulteriori, sempre più vasti e comprensivi, fino ad un Tempo
Ultimo o Tempo Assoluto, che coincide con un Osservatore Supremo,
fondamento logico e ontologico di tutti i tempi contingenti.
Si riporti, inoltre, alla mente quanto dicemmo, nel nostro articolo
"
Padre
Pellegrino Ernetti e il cronovisore, macchina per registrare le
immagini del passato" a suo tempo, a proposito del
cronovisore di padre Ernetti - la macchina per registrare le
immagini del passato - basato, appunto, sul concetto che il gli
eventi che si verificano nel tempo non cessano di esistere per
sempre, mano a mano che il presente diventa passato, ma sopravvivono
in una dimensione parallela alla nostra: una sorta di deposito "akhasico"
ove persiste, fuori del tempo, tutto ciò che è stato, che è e che
sarà.
Integrando l'intuizione di Dunne sul tempo e sugli universi seriali,
con quella relativa al "deposito akhasico" di tutti gli enti reali o
anche solo possibili, si può giungere ad un tentativo di spiegazione
di fenomeni come quelli relativi all'avvistamento dell'Olandese
Volante.
In effetti, si tratta fenomeni nei quali si realizza una autentica
visione del passato (in altri casi, del futuro), dovuta ad una
smagliatura nella rete di un Tempo contingente, attraverso la quale
fuoriesce, per così dire, il materiale relativo ad un altro Tempo,
riversandosi in un Tempo diverso da quello: passato o futuro; il che
spiega, rispettivamente, le visioni del passato e quelle di ciò che
deve ancora accadere, e che tuttavia, in quell'Altrove di cui
abbiamo detto, già esiste ed è esistito, probabilmente, da sempre.
Se è così, allora bisogna ammettere che il libero arbitrio non è
minimamente pregiudicato, nonostante che il passato sia già accaduto
nel Tempo Assoluto: perché noi, immersi come siamo in uno dei tanti
Tempi contingenti, nulla sappiano di ciò che sta oltre le frontiere
del nostro piccolo mondo.
Nessun miraggio, dunque, e nessuna illusione: quei testimoni videro
realmente un veliero del 1600, che avanzava con le vele spiegate ed
altri particolari molto realistici, comprendenti, talvolta, lo
stesso capitano, o forse il timoniere; o meglio, essi videro la
traccia "akhasica" da esso lasciata nel corso dei suoi viaggi
realmente compiuti, e conservatasi nei Tempi ulteriori, pronta a
riapparire qualora si produca una apertura casuale nelle pareti del
Tempo nostro.
Se poi si tratti realmente della nave di un capitano maledetto da
Dio a causa del suo folle e blasfemo orgoglio, questa è un'altra
questione; nella quale gioca il suo peso, indubbiamente, la
suggestione delle opere letterarie e musicali di alcuni artisti del
Romanticismo europeo.
Il fenomeno, in se stesso, è però reale: che piaccia o non piaccia
ai cultori di una scienza arrogante e totalitaria, che vorrebbe
essere in grado di spiegare tutto e di svelare fin l'ultimo angolo
di mistero, con i suoi poveri mezzi puramente quantitativi e
materiali.
Note:
1. Titolo originale: "Stranges
stories, amazing facts", 1977; traduzione italiana, Milano,
Selezione dal Reader's Digest, 1980, p. 374.
2. Titolo originale: "An
Experiment with Time", 1927; traduzione italiana di Camillo
Pellizzi, Milano, Longanesi & C., 1946.
3. Op. cit., pp. 219-220.
