ARCHEONOTIZIE
ISRAELE: PRIMO RESPONSO
SULLA GROTTA DI GIOVANNI BATTISTA


biblearchaeology.org
15 Settembre 2004 fonte:http://www.edicolaweb.net/
Il 16 agosto del 2004, l’archeologo Shimon Gibson
ha annunciato la scoperta di una grotta che ha voluto associare al
ministero di Giovanni il Battista.
L’annuncio è stato dato nel corso di una conferenza stampa con tanto
di tour del sito, circa due settimane prima della pubblicazione del
libro di Gibson "The Cave of John the Baptist: The Stunning
Archaeological Discovery that has Redefined Christian History" (La
grotta di Giovanni il Battista: La straordinaria scoperta
archeologica che ha ridefinito la Storia Cristiana).
Sette miglia ad ovest di Gerusalemme, sul terreno di Kibbutz Tzuba,
la grotta è a sole due miglia e mezzo da Ein Kerem, il luogo di
nascita di Giovanni il Battista secondo la tradizione. La grotta è
in realtà una struttura sotterranea scavata nella pietra (lunga 80
piedi, ampia 13 e alta 16) con un’entrata tagliata orizzontalmente e
28 gradini da terra. L’intera struttura interna è intonacata. Una
nicchia è stata incisa sulla parete destra, lungo le scale ed al
fondo si trova un’ampia pietra ovale con l’impressione di un "piede
destro" sulla sommità, associata ad un’altra nicchia incisa sulla
parete di roccia. Dalla base dei gradini un camminamento di pietra
conduce ad un’altra incisione nel pavimento dell’estremità più
lontana della grotta. L’intonaco delle pareti è stato datato
geologicamente all’VII-VI secolo a.C. Incisi nel gesso vi sono
rilievi schematici che ritraggono un uomo che tiene un bastone (ed
indossa un indumento di pelle animale), un volto (solo la testa
smembrata dal corpo) ed una croce. Sono state trovate ceramiche
romane e bizantine in grande quantità sotto e sopra il pavimento
della struttura.
Gibson, che guida l’Unità Archeologica di Campo di Gerusalemme, un
gruppo di ricerca privato, aveva identificato il sito nel 1999 e lo
ha scavato nei successivi tre anni. Egli suggerisce che la pietra
con "l’impressione di un piede" e la nicchia vicina, fossero usate
in un rituale di abluzione con olio o acqua.
La riserva d’acqua all’estremità lontana serviva come pozza per le
immersioni. Le ceramiche trovate all’interno della struttura
potrebbero essere state usate per pratiche rituali nel corso del
Primo e del Tardo Periodo Romano.
I monaci bizantini presumibilmente incisero i rilievi sulle pareti
della grotta. Secondo Gibson, i rilevi bizantini ritrarrebbero
Giovanni il Battista, vestito con pelli di animali [Marco 1:6;
Matteo 3:4 "Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una
cintura di pelle attorno ai fianchi..."] ed il disegno della testa
vorrebbe rievocare la sua morte [Matteo 14:10 "... e mandò a
decapitare Giovanni nel carcere. La sua testa venne portata su un
vassoio..."
Marco 6:27-29].
La presunta connessione dei rituali d’acqua e la prossimità del
luogo di nascita, nell’opinione degli scavatori, assocerebbero il
sito a Giovanni. Gibson nota che quando Giovanni arrivò al Fiume
Giordano aveva già sviluppato il suo concetto di battesimo e ritiene
che questi siano i luoghi in cui Giovanni maturò le sue convinzioni.
La scoperta di un sito associato a Giovanni il Battista sarebbe
certo una scoperta archeologica importante ed emozionante. Le
evidenze preliminari esposte nelle varie conferenze stampa, non
offrono evidenze significative che colleghino il sito al personaggio
biblico. Non abbiamo ancora avuto modo di leggere il libro di Gibson,
ma molti chiedono l’opinione della Associazione per le Ricerche
Bibliche (ABR), così offriamo questo responso iniziale. La reale
collocazione del luogo di nascita di Giovanni tra "le colline delle
campagne della Giudea" è sconosciuta. Ein Kerem è solo una
tradizione. E le Scritture sono chiare, Giovanni non trascorse i
suoi anni formativi sulle colline della Giudea, ma nel "deserto"
[Luca 1:80 "Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito.
Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a
Israele"]. La Bibbia non offre indicazioni che Giovanni abbia
sviluppato le sue idee sulle colline presso casa. Del resto, nel I
secolo i Giudei erano molto familiari all’idea del battesimo -
un’immersione rituale in una mikveh sotterranea incisa nella pietra.
Era una pratica religiosa quotidiana. Giovanni semplicemente volle
attribuire un nuovo significato religioso a questa idea già ben
radicata. La struttura sotterranea intonacata potrebbe essere stata
scavata inizialmente come una tomba, quindi nuovamente intonacata
nella tarda Età del Ferro per essere usata come deposito per
l’acqua. È troppo ampia per essere un mikveh (bagno rituale ebreo)
del periodo del Secondo Tempio. La ceramica sembra indicare che
potrebbe essere stata riutilizzata per altri propositi, perfino di
natura rituale, nel corso del Periodo Romano. L’identificazione di
Giovanni con i rilievi è solo un’ipotesi, e non è facile determinare
in modo univoco cosa gli ignoti autori abbiano voluto ritrarre. È
possibile che Giovanni fosse venerato nel periodo bizantino in
questo sito poco lontano dalla sua tradizionale città natale, ma
questo è altro che ritenere che qui egli abbia sviluppato le sue
idee sul battesimo da impartire ai suoi fedeli.
L’Associazione per le Ricerche Bibliche saluta con entusiasmo
qualsiasi prova archeologica tesa a dimostrare la storicità del
testo biblico, e le prove del passaggio di Giovanni il Battista
sarebbero estremamente importanti, come l’attenzione riservata
all’annuncio di Gibson da parte dei media ha ampiamente attestato.
Sfortunatamente, i rapporti iniziali non offrono una connessione
convincente con Giovanni il Battista come descritta nella Bibbia. Su
lato positivo, quindi, le teorie di Gibson hanno a fondamento un
sito archeologico e non reperti di provenienza incerta, in
collezioni di mercanti d’arte o collezionisti anonimi. Vi è almeno
un contesto archeologico che può essere esaminato e discusso. Sul
lato negativo, le connessioni alla Bibbia sono dedotte sulla base di
evidenze minime. La comunità accademica si sentirà legittimata ad
affermare che le connessioni al testo biblico sono pretestuose e le
evidenze inconsistenti ed avrà modo di ribadire che gli studiosi di
archeologia biblica sono poco obiettivi o incompetenti.